Shoganai, il kanji giapponese che libera l’uomo
Pubblicato il Ottobre 5, 2022
Shoganai

Ti sei mai chiesto quale sia la versione nipponica del detto c’est la vie? Io sì, e in quest’articolo sul tema del miglioramento personale voglio approfondire le implicazioni pratiche di un termine giapponese di grande fascino: Shoganai. Come molti kanji orientali, anche quest’ultimo non è traducibile in un un’unica parola italiana, ma significa letteralmente «è inutile, non c’è modo, non c’è più niente da fare».

Ci siamo capiti.

«Beh» – mi dirai «Qual è il vantaggio di un motto così fatalista e rassegnato? Ale, non sarai colpito anche tu dalla depressione post-vacanza, vero?»

No, niente di tutto ciò.

La verità è che il significato di Shoganai non ha nulla a che vedere con il nichilismo della società moderna. Al contrario, proietta l’uomo al di fuori dei rigidi schemi logico-razionali da cui noi occidentali siamo ossessionati… ormai da qualche secolo a questa parte.

Dopotutto, se noi europei sentiamo il bisogno di stabilire dei nessi di causa-effetto relativi a tutti gli avvenimenti della nostra vita, beh, in Giappone non è così.

Curioso di saperne di più?

Che cos’è lo Shoganai?

Shoganai

Shoganai è un concetto impopolare in Occidente: si riferisce a tutto ciò che non può essere evitato e per cui non c’è più niente da fare. Tuttavia, nel corso della nostra routine quotidiana, siamo abituati a credere di avere sempre una soluzione alternativa per sistemare i piccoli-grandi problemi della vita.

Non tolleriamo i nostri fallimenti lavorativi, ci opponiamo alle difficoltà nello studio, oppure diamo una seconda chance al nostro amore finito. Viviamo in un mondo egocentrico e narcisista, col risultato di non avere strumenti a sufficienza per accettare l’imprevedibilità, spesso dolorosa, della vita.

Shoganai ci fornisce una strada secondaria: la consapevolezza che non ci sia più nulla da fare, se non accettare gli eventi in cui siamo immersi fino al collo, permette di maturare un nuovo grado di comprensione sulle emozioni primarie, sulle paure e sulle mille sfaccettature dell’esistenza.

Quest’ultima è una verità scomoda, anzi, scomodissima. Lo so bene.

Fin da piccoli, ci hanno insegnato come e perché pianificare la nostra vita per raggiungere la stabilità economica, il successo, o magari il lavoro dei nostri sogni. Ma a ben vedere, questi sono obiettivi che non nascono da una spinta interiore, ma da un condizionamento sociale (esteriore).

Lo Shoganai può essere una soluzione: nei momenti di smarrimento, non ci sono spiegazioni logiche o giustificazioni razionali da trovare a tutti i costi. La vita è per sua stessa natura imprevedibile, e noi non possiamo fare null’altro che accettare questa sua caratteristica intrinseca.  

Qual è il vero significato dello Shoganai?

Shoganai

È probabile tu sia un tantino confuso. Dopotutto, ognuno di noi è rimasto impantanato nelle sabbie mobili della propria esistenza a causa di un periodo particolarmente sfortunato. C’è chi ha subito un’ingiustizia troppo grande, chi è stato abbandonato dall’amore della sua vita, chi è stato licenziato e chi è costretto ad affrontare il lungo percorso emotivo di un lutto. In queste situazioni, ci sentiamo paralizzati. Ci blocchiamo, ci arrendiamo e smettiamo (metaforicamente) di vivere la pienezza della routine.

Sia chiaro, quest’ultima è una reazione del tutto naturale: quando il nostro Io sente di non avere strumenti psichici a sufficienza per superare il dolore e il trauma, ecco che attiva dei meccanismi difensivi con l’intento di ottenere una qualche forma di ricompensa. È questa la base cognitiva del vittimismo.

E allora, via libera alla lamentele più disparate: «è lei che non mi merita», «il capo si è accanito contro di me perché…», «non ce la faccio più ad affrontare la giornata con il timore che possa essere licenziato», «ma perché ce l’hanno tutti con me?», «vorrei iscrivermi in palestra per rimettermi in forma ma sono tutto il giorno parcheggiato in ufficio» e così via, gli esempi sono potenzialmente infiniti.

Per quanto comprensibile e naturale, quest’atteggiamento ci allontana dalla nostra strada di vita, intaccando la nostra autostima e la fiducia che nutriamo nelle nostre capacità.

È tempo di darci un taglio e di uscire dal loop negativo con lo Shoganai.

Lo Shoganai in pratica: consigli per riprendere in mano la tua vita

Shoganai

Tutte le volte in cui ti trovi dinanzi a un bivio esistenziale, domandati: «Posso cambiare le cose?». Se la risposta è affermativa, smetti di preoccuparti delle possibili conseguenze e fa quel che è in tuo potere per riuscirci. Agisci immediatamente!

Se la risposta è negativa, smettila di arrovellarti e accogli quel che la vita ha in serbo per te. Anche in questo caso, interrompi prontamente il circolo vizioso dei tuoi pensieri intrusivi.

Per quanto tu sia schiacciato emotivamente da eventi ingiusti, terribili e dolorosi, non potrai comunque intervenire sul flusso della tua esistenza. Hai due scelte: accetti la situazione e guardi al futuro con coraggio (Shoganai), oppure ti ritiri dalla partita, sollevi bandiera bianca e butti via il tempo che hai a disposizione come fosse carta straccia.

Dopotutto, il tempo scorre inesorabilmente. Non tiene conto di quanta sfortuna tu abbia patito nella tua vita, né di quanta sofferenza ti abbia impedito di condurre un’esistenza appagante. È compito tuo «lasciare andare» rabbia e tristezza per ritagliarti piccoli spazi di gratitudine e appagamento. 

Pillole di saggezza: concentrati soltanto su ciò che puoi controllare

Shoganai

Prima di lasciarti, ti suggerisco di approfondire il tema dello Shoganai e della cultura nipponica mettendo le mani su Autostop con Buddha: un romanzo di viaggio in autostop da un capo all’altro del Giappone per scoprire tradizioni millenarie, kanji, personaggi fascinosi e una vasta gamma di pillole di saggezza d’Oriente applicabili alla nostra frenetica vita occidentale. Poi fammi sapere cosa ne pensi con un commento qui sotto!

Insomma, mi piace pensare che lo Shoganai sia un invito all’azione. Anche quando la vita scorre in maniera tanto turbolenta da essere al di fuori del nostro controllo, siamo liberi di scegliere come reagire emotivamente. Ed è questa la differenza tra un individuo consapevole di sé, e una persona alla ricerca della propria strada.

E tu, cosa ne pensi?

Sei pronto a focalizzarti soltanto su ciò che puoi controllare?

Se la risposta è affermativa, iscriviti alla newsletter di So di Non Sapere per non perderti altri contenuti sul tema del miglioramento personale, un passo alla volta!

Ale firma

Ale

Curioso, scrittore, viaggiatore ed avido lettore di cose interessanti. Negli ultimi dieci anni ha sperimentato come imparare e pensare meglio. Non promette di avere tutte le risposte, solo un punto di partenza.

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