Dante e Beatrice – I segreti di un amore letterario impossibile
Pubblicato il Ottobre 5, 2022
Dante e Beatrice

Dante e Beatrice. Protagonisti indiscussi degli incubi di tanti (troppi) studenti liceali, sono senza dubbio la coppia letteraria per eccellenza. Tuttavia, la presunta relazione del poeta con la sua Musa ispiratrice è avvolta da un velo di mistero. Chi era la dama fiorentina capace di ispirare la scrittura della Divina Commedia (e non solo)? Per scoprirlo, ho deciso di fare un breve tuffo nel passato culturale della nostra cara Italia, svelandoti qualche retroscena che forse ancora non conosci.

Dante e Beatrice – Dalla lirica stilnovista alla Firenze del 1300

Dante e Beatrice

Qualche giorno fa, mi sono casualmente imbattuto nei versi del sonetto dantesco Tanto gentile e tanto onesta pare (Vita Nova): la narrazione di un incontro con la sua dolce metà, ma anche un esempio di lirica stilnovista che si distingue per via della sua semplicità e della sua vividezza letteraria. La “donna-angelo” del poeta toscano è, in realtà, Beatrice Portinari. Figlia di Folco Portinari, celebre esponente politico della Firenze del 1200-1300, era nata in una famiglia politicamente e ideologicamente affine alla Fazione dei Cerchi (guelfi bianchi) – proprio come il nostro Dante.

Secondo la ricostruzione operata da Boccaccio, la storia tra Dante e Beatrice sarebbe stata il frutto di una finzione letteraria: la dama era infatti sposata con un tale Simone dei Bardi, membro di una ricca casta di mecenati toscani legati agli artisti più prolifici del tempo (tra cui Giotto). 

Le curiosità must-know della relazione tra Dante e Beatrice

Dante e Beatrice

Mio caro lettore, è lecito supporre che Dante e Beatrice fossero estranei l’uno all’altro. Non soltanto il poeta era stato promesso in sposo a Gemma Donati, di qualche anno più giovane di lui, ma aveva anche avuto tre figli dal matrimonio (di convenienza) con la sua compagna: Jacopo, Pietro e Antonia Alighieri. I due convogliarono a nozze tra il 1283 e il 1285 e si trasferirono nello stesso sestiere (quartiere) fiorentino in cui viveva la famiglia di Beatrice. È proprio in questo scenario romanzesco che Dante scrive il sonetto celebrativo: “Ella si va, sentendosi laudare, benignamente d’umiltà vestuta; e par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare”.

Fin dai primissimi versi di Tanto gentile e tanto onesta pare si assiste a una tendenza poetica assai curiosa: quella che – ripresa e approfondita nella Divina Commedia – trasforma il rapporto tra Dante e Beatrice in una relazione extra-terrena ed extra-carnale.

L’amore platonico tra Dante e Beatrice

Dante e Beatrice

E così, mentre gli studiosi si interrogano sull’esistenza della Musa letteraria fiorentina, quella tra Dante e Beatrice resta una manifestazione d’amore platonico tra le più iconiche della Storia. Il dramma emotivo del poeta toscano è lo stesso che si consuma in tante produzioni artistico-letterarie; basti pensare alla tragedia shakespeariana Romeo e Giulietta.

Tuttavia, nell’Alighieri assistiamo a una presa di consapevolezza davvero inedita: piuttosto che lamentarsi, sentendosi una semplice pedina in una Firenze frammentata in decine di micro-fazioni politiche, il letterato italiano trasforma la sua sventura in un talento, vivendo una storia d’amore che, nonostante tutto, ci sembra più reale che mai. 

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Ale firma

Ale

Curioso, scrittore, viaggiatore ed avido lettore di cose interessanti. Negli ultimi dieci anni ha sperimentato come imparare e pensare meglio. Non promette di avere tutte le risposte, solo un punto di partenza.

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