Odio i miei genitori – Strategie pratiche per superare la rabbia
Pubblicato il Settembre 18, 2021
Odio i miei genitori

Alzi la mani chi non ha mai pensato – nel corso della propria adolescenza e non solo – «odio i miei genitori» o ancora «ce l’hanno con me e fanno di tutto per mettermi i bastoni tra le ruote».

Nessuno?

Il rapporto in famiglia è tutto fuorché esente da complicazioni. Indipendentemente dalla tua età, è normale provare rabbia e frustrazione incontrollabili quando senti di non essere compreso, di non essere ascoltato con attenzione. In questo breve articolo voglio fornirti alcuni suggerimenti pratici che potranno aiutarti a gestire i momenti di «no» vissuti tra le quattro mura domestiche. Perché ricorda che il grido di protesta «odio i miei genitori» non è altro che una richiesta di aiuto: essere apprezzati e sostenuti dalle due persone che ci amano di più al mondo.

“I figli iniziano amando i loro genitori, in seguito li giudicano. Raramente, se non mai, li perdonano.”

Oscar Wilde

Odio i miei genitori! Come gestire le emozioni negative?

Odio i miei genitori

Mio caro lettore, governare le emozioni significa fare i conti con una parte di noi stessi fragile ed esposta. Lo so, non è un compito facile! Tuttavia, l’unico modo per disinnescare l’ordigno di negatività che ti fa pensare «odio i miei genitori» consiste nel comprendere le origini della tua rabbia. Qui di seguito, ho riassunto tre tipologie di relazioni familiari in cui si corre il rischio di mal gestire la comunicazione verbale e non verbale.

  • La rabbia è usata come un’arma. In questo caso, la frustrazione viene espressa in modo aggressivo e violento, urlando o adottando comportamenti che tentano di schiacciare l’altro. Ti suggerisco di tenerti alla larga da atteggiamenti in stile: «vince chi rompe più oggetti o urla di più».
  • La rabbia repressa. Piuttosto che evitare il dialogo e continuare a covare pensieri del tipo «odio i miei genitori», impara ad esprimere le tue emozioni con assertività e cerca di instaurare un dialogo positivo con le persone che condividono il tuo stesso tetto.
  • La rabbia ignorata. Non dimenticare che la frustrazione è una sensazione forte e travolgente. Non cadere nell’errore di ignorarla giorno dopo giorno, perché arriverà il momento in cui esploderà con forza devastante. Il modo migliore per toglierti dalla testa l’idea «odio i miei genitori» consiste nel trovare spazi familiari in cui esprimere il tuo dissenso in modo graduale e pacato.

Odio i miei genitori! Come risolvere i conflitti irrisolti?

Odio i miei genitori

Mio caro lettore, l’odio è un sentimento devastante, profondo e irrazionale. Non si tratta di ignorare un genitore, ma di augurare il peggio alle persone che ti hanno cresciuto e che hanno contribuito a trasformarti nell’individuo che sei al giorno d’oggi. La domanda sorge, dunque, spontanea: da dove nasce questo bisogno istintuale di distruggere e di annientare una madre o un padre? La risposta, come spesso accade, potrebbe sorprenderti: dalla paura.

Tutte le emozioni negative che ci tengono sull’attenti sono sempre figlie di un timore radicato nel nostro inconscio. Di conseguenza, continui a ripeterti «odio i miei genitori» perché hai paura di non poter raggiungere la felicità per causa loro, di non avere abbastanza libertà per via delle regole che ti impongono (soprattutto se sei un giovane adolescente), di non poter seguire la tua strada perché non saranno disposti a supportarti o di non essere te stesso perché non sarebbero in grado di accettarti così come sei.

Ti suggerisco di prenderti del tempo per valutare con attenzione questa nuova prospettiva; potresti scoprire di avere tutte le carte in regola per liberarti della paura di essere infelice senza l’aiuto di un genitore. E se vuoi un buon libro a tema rapporto genitori-figli per tenerti compagnia, metti le mani su Gli Sdraiati di Michele Serra: ironico e rabbioso, melanconico e divertente, ti farà riflettere dalla prima all’ultima pagina.

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In bocca al lupo,

Ale firma

Ale

Curioso, scrittore, viaggiatore ed avido lettore di cose interessanti. Negli ultimi dieci anni ha sperimentato come imparare e pensare meglio. Non promette di avere tutte le risposte, solo un punto di partenza.

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