La dissonanza cognitiva e gli esperimenti sociali più interessanti
Pubblicato il Luglio 4, 2022
dissonanza cognitiva

Si chiama dissonanza cognitiva ed è la responsabile di scelte sbagliate, amori finiti, timori sociali irrazionali e una proverbiale tendenza a negare l’evidenza anche in presenza di prove schiaccianti.

Ti chiedo: ti è mai successo di comportarti in maniera diametralmente opposta a quanto preventivato? Hai mai agito sotto il segno dell’incoerenza?

Se la risposta è affermativa e hai dato una seconda chance all’ex-partner che ti ha già fatto soffrire in passato, non devi incolpare te stesso, ma la dissonanza cognitiva di cui sopra. In quest’articolo ho rispolverato qualche vecchio libro di psicologia sociale – uno tra tutti: La lezione della farfalla – 7 consapevolezze per rigenerarsi e scoprire un nuovo benessere di Daniel Lumera (edito da Mondadori) – al fine di svelarti i segreti della mente umana.

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Che cos’è la dissonanza cognitiva?

dissonanza cognitiva

Partiamo dalle basi: la dissonanza cognitiva venne teorizzata per la prima volta dal genio della psicologia sociale, Leon Festinger. Tra le menti più importanti e riconosciute del Novecento, egli ha arricchito la bibliografia scientifica con la teorizzazione di concetti estremamente attuali. Oggi più che mai.

Il ricercatore – laureatosi nel 1941 all’Università dell’Iowa – cominciò a riflettere nel 1957 sulla struttura delle società moderne (definite complesse o articolate). Scoprì dunque che quando le nostre cognizioni – cioè l’insieme di credenze, opinioni, conoscenze ed esperienze passate – sono in contrasto tra loro o con quelle di un nostro interlocutore, allora diventiamo vittime di un disagio psicologico che mira a ridurre il conflitto percepito psichicamente.

Affinché si generi la dissonanza cognitiva non è sufficiente riflettere internamente sul comportamento da assumere, ma è importante trasformare il pensiero in azione.

In sintesi, la dissonanza cognitiva può essere riassunta nel modo seguente: essa risiede nella differenza di ciò che si sa e ciò che si fa.

La domanda sorge, dunque, spontanea: in che modo Leon Festinger riuscì a dare dignità scientifica al concetto di incoerenza?

Le basi scientifiche della dissonanza cognitiva

dissonanza cognitiva

Per comprendere la dissonanza cognitiva in maniera pratica, compiamo un breve salto nel passato. Siamo nel 1934 quando Leon Festinger rimane colpito dai resoconti di un terribile terremoto indiano. Lo psicologo ascolta con attenzione le dichiarazioni rilasciate dagli abitanti locali e scopre che fra coloro che hanno avvertito la scossa (senza riportare danni a sé stessi e alla propria casa) c’è una maggiore tendenza al pessimismo. Costoro danno infatti il massimo credito alle voci infondate secondo cui un ulteriore terremoto si sarebbe abbattuto sul Paese, ingenerando una catastrofe. Di contro, gli abitanti più colpiti dalla scossa si comportano in maniera più moderata, evitando di sfociare nel pessimismo cronico.

Leon Festinger prova a fornire una spiegazione psicologica del fenomeno nel modo seguente: nel tentativo di giustificare la paura provata irrazionalmente – e di cui si vergognano razionalmente – gli individui appartenenti alla prima categoria giustificano il proprio timore con l’idea che nuove catastrofi siano in procinto di mettere in ginocchio il Paese. In altri termini, dare credito a voci di corridoio non basate su fatti concreti permette loro di esprimere la paura provata in occasione della prima scossa anche in assenza di motivazioni valide (la morte di un parente o la distruzione della propria casa, ad esempio).

Ma cosa significa tutto ciò e perché accade anche a tutti noi?

La teoria della dissonanza cognitiva

dissonanza cognitiva

Siamo così abituati a nutrire fiducia nelle nostre opinioni personali da entrare in conflitto con tutto e con tutti. Le recenti correnti negazioniste sul tema della salute pubblica, della guerra e della sicurezza mondiale sono la prova lampante di una dissonanza cognitiva sempre più evidente.

Il motivo?

Il mondo a noi contemporaneo si fa via via più complesso, e le notizie sulle quali possiamo fare affidamento si moltiplicano a vista d’occhio. Immersi come siamo nel caos più totale, finiamo per sentirci smarriti e impotenti. Ecco che il nostro cervello si attiva inconsciamente nella speranza di liberarsi del senso di disagio da noi patito giorno dopo giorno.

In altri termini, creiamo realtà soggettive (basate soltanto sul nostro mondo interiore) per difenderci dalla realtà oggettiva/esterna sempre più complicata e sfaccettata. Poniamo quindi le basi di una dissonanza cognitiva destinata a incrementare il senso di distacco tra noi e ciò che ci circonda. Finiamo per nutrire fiducia in teorie e informazioni assurde pur di mantenere una coerenza interna, così da “salvare” le nostre credenze. In altri termini, preferiamo la staticità alla prospettiva (faticosa) di ristrutturare le nostre cognizioni dalla A alla Z.

La dissonanza cognitiva può dunque essere definita una scorciatoia di pensiero, una trappola mentale.

Per approfondire il tema..

dissonanza cognitiva

La dissonanza cognitiva è alla base di tante, tantissime cattive abitudini. Tutti noi sappiamo bene che le sigarette sono nocive per la salute, ma ciò non ci impedisce di fumare quotidianamente. Discorso analogo vale per le dipendenze innescate da Netflix, dal cibo spazzatura, dalla sedentarietà, dai videogames e dalla scarsa produttività. Messi alle strette, neghiamo la realtà dei fatti piuttosto che affrontare a testa alta le nostre paure profonde. Mi auguro che questa breve (ma esaustiva) spiegazione della dissonanza cognitiva di Leon Festinger ti abbia spinto alla riflessione critica. Se ti va, lascia un commento qui sotto per farmi sapere con sa pensi, e ricorda di iscriverti alla newsletter per ricevere nella tua casella di posta altri contenuti esclusivi.

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Infine, ti consiglio di mettere le mani su Teoria della dissonanza cognitiva per scoprire tutti i segreti della manipolazione mentale e dei bias più comuni.

A presto,

Ale firma

Ale

Curioso, scrittore, viaggiatore ed avido lettore di cose interessanti. Negli ultimi dieci anni ha sperimentato come imparare e pensare meglio. Non promette di avere tutte le risposte, solo un punto di partenza.

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