Paura dell’abbandono – Come superarla in tre step
Pubblicato il Ottobre 5, 2022
Paura dell’abbandono

Partiamo dalla fine: la paura dell’abbandono è un sentimento naturale. Nel momento in cui affrontiamo un amore finito in completa solitudine, ci sentiamo fragili, dipendenti ed emotivamente incapaci di nutrire fiducia in nuovi partner. Tuttavia, in alcuni individui il sentimento in questione si manifesta in maniera più intensa e duratura. Incapaci di guardare al futuro con positività, i soggetti colpiti dalla paura dell’abbandono provano sfiducia in sé stessi, rabbia, tristezza e forti crisi d’angoscia.

Il pensiero che ricorre con maggiore frequenza è «è tutta colpa mia. Sono stato il responsabile di quel che è accaduto». Ma è davvero così? In questo articolo a tema Mente e Amore voglio riassumere alcuni suggerimenti desunti dalla lettura di Sull’amore di Paolo Crepet: un manuale che tocca con sensibilità e intelligenza i temi della gelosia, della paura dell’abbandono, dell’innamoramento e dell’eros nella sua forma più elevata, disincarnata. Un must!

Che cos’è e come si manifesta la paura dell’abbandono?

Paura dell’abbandono

Per capire cos’è la paura dell’abbandono, è necessario compiere un breve salto temporale nel passato: l’infanzia è il periodo in cui – sotto lo sguardo vigile dei nostri genitori – cominciamo a instaurare relazioni sociali basate sull’educazione e sul rispetto reciproco. Il primo di tali legami è quello familiare, ma crescendo siamo in grado di ampliare il nostro orizzonte comunicativo per inglobare insegnanti, amici, colleghi di lavoro, partner e chi più ne ha, più ne metta.

Tuttavia, cosa accade nel momento in cui la relazione parentale mette a rischio la stabilità emotiva del bimbo, innescando un pericoloso circolo vizioso di scarsa autostima, anaffettività e indisponibilità emozionale?

Nel caso in cui l’esperienza affettiva di mamma e papà sia animata da un sentimento di separazione negativa, paura dell’abbandono e incapacità di prestare ascolto ai bisogni dell’ultimo arrivato in famiglia, l’adulto del domani sarà propenso a maturare una vera e propria fobia (sperimentata anche prima che il rapporto giunga alla fine).   

Come riconoscere la paura dell’abbandono?

Paura dell’abbandono

Mio caro lettore, credi di essere colpito dalla paura dell’abbandono e sei stanco di vivere la tua vita interpersonale… in modo parziale?

Qui di seguito, ho elencato una lista di «sintomi» che maturano molto spesso in timori infondati di non essere amati, di non essere ricambiati dal partner:

  • Pensieri negativi a non finire. Se la sera fai fatica a prendere sonno perché continui a rimuginare sui tuoi presunti fallimenti sentimentali, prendi la buona abitudine di praticare una sessione di Mindfulness.
  • Rabbia repressa e possessività. La coppia ideale dovrebbe essere composta da due individui che, interconnessi tra loro e animati da stima reciproca, mettono la fiducia e la comunicazione efficace al primo posto. Leggi il mio contributo sull’ascolto attivo per saperne di più.
  • Ansia e aggressività. Nei casi più gravi, anche una sola mancata risposta in chat può scatenare deliri semi-paranoici che coinvolgono lo sventurato partner. Nel caso in cui la tua paura dell’abbandono dovesse maturare in sofferenza per la tua dolce metà, intraprendi un percorso di terapia di coppia per uscire dall’impasse con l’aiuto di un professionista accreditato.

Conclusioni e riflessioni

Paura dell’abbandono

Mio caro lettore, nel caso in cui la tua vita privata sia costellata da continue scenate di gelosia, crisi di pianto, fobie e momenti in cui ti servi della manipolazione mentale per influenzare i comportamenti del tuo interlocutore, tieni in considerazione l’idea di interrompere le dinamiche nocive che creano un circolo vizioso di frustrazione e di tossicità relazionale. Imparare ad accettare la fine di una relazione – per quanto difficile e apparentemente brutale possa sembrare – ti aiuterà a recidere il cordone ombelicale affettivo che ti tiene vincolato al passato.

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Buona fortuna,

Ale firma

Ale

Curioso, scrittore, viaggiatore ed avido lettore di cose interessanti. Negli ultimi dieci anni ha sperimentato come imparare e pensare meglio. Non promette di avere tutte le risposte, solo un punto di partenza.

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