Effetto Pigmalione: una questione di aspettative ?
Pubblicato il Dicembre 6, 2022
Effetto Pigmalione

Oggi parliamo di aspettative. E lo facciamo con l’effetto Pigmalione, uno tra i più grandi esperimenti della storia recente in ambito sociologico e psicologico. Per riuscire nell’intento, è importante risalire alle fonti originarie – quelle di frequente andate perdute o passate sotto silenzio – per vivere le intuizioni dei grandi pensatori del passato in maniera nuova, pratica.

In sintesi, l’effetto Pigmalione è un meccanismo di suggestione psicologica secondo cui i risultati ottenuti da un individuo sono influenzati enormemente dalle aspettative e dai preconcetti di chi lo circonda.

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Buona lettura!

Tutto quello che devi sapere sull’effetto Pigmalione

Effetto Pigmalione

Pigmalione fu il re di Creta, personaggio di spicco della mitologia ellenica. Scultore di talento, il sovrano si sarebbe innamorato della bella Afrodite riproducendone la nudità in una statua in avorio talmente affascinante e realistica da invaghirsene. Dopo aver giaciuto diverse notti accanto al capolavoro, Pigmalione si recò al tempio della dea per supplicarla di rendere il blocco marmoreo una creatura viva. La divinità, commossa dall’audacia e dal talento del mortale, esaudì quel suo desiderio.

In accordo alla definizione mitologica, dunque, colui che assume il ruolo di Pigmalione non è più un interlocutore qualsiasi, ma un individuo che modella e potenzia le qualità di un allievo, di un collega di lavoro, di un amico o di un familiare. Non è un caso che l’effetto Pigmalione funga da giustificazione psichica alla profezia che si autoavvera – una regola aurea importantissima se vuoi raggiungere i tuoi obiettivi.

La domanda sorge, dunque, spontanea: com’è possibile che le aspettative proprie e altrui finiscano per modificare la realtà?

L’esperimento di Rosenthal

Effetto Pigmalione

È il 1965 quando i due ricercatori Robert Rosenthal – docente di Psicologia Sociale alla Harvard University – e Lenore Jacobson, maestra di scuola elementare in un istituto di San Francisco, stabiliscono di condurre uno studio in merito al ruolo dell’aspettativa sul rendimento scolastico degli alunni. I due avrebbero tratto ispirazione dal caso Clever Hans: un cavallo che – nei primi anni del ‘900 – si credeva avesse la capacità di risolvere calcoli matematici complessi. In realtà, gli studi condotti dallo psicologo Oskar Pfungst nel 1907 rivelarono che i talenti equini non erano il risultato di una predisposizione genetica (e miracolosa) per i numeri. Tutt’altro. I segnali corporei dell’addestratore inducevano il cavallo a «scegliere la risposta corretta», illudendo il pubblico di trovarsi dinanzi a un evento straordinario.

Rosenthal e Jacobson si chiesero, dunque, quanto le aspettative degli insegnanti sugli studenti avrebbero influito sui voti, sui compiti e sulle interrogazioni degli allievi.

I risultati degli studi di Rosenthal sull’effetto Pigmalione

Effetto Pigmalione

I due ricercatori comunicarono a diversi insegnanti il nome di alcuni bambini che avevano ottenuto ottimi risultati all’Harvard Test of Inflected Acquisition. In aggiunta, sottoposero tutti gli allievi della classe a un test di Q.I. per la misurazione del quoziente intellettivo e attesero la conclusione dell’anno scolastico. Quello successivo, riproposero ai bimbi le domande di valutazione del Q.I.

Dati alla mano, gli studenti indicati più promettenti migliorarono le proprie performance psicologiche di quattro punti percentuali rispetto al resto dei coetanei. In aggiunta, l’analisi relativa alle classi di prima e di seconda elementare misero in evidenza una differenza ancor più netta: gli studenti “migliori” accrebbero il proprio quoziente intellettivo di circa 15 punti rispetto agli altri bimbi.

«Fin qui» – mi dirai – «non c’è nulla di nuovo. Non è normale che i bambini più intelligenti siano i migliori della classe?»

Beh, , se non fosse che ho una (bella?) sorpresa per te: il famoso Harvard Test of Inflected Acquisition in realtà, beh, non esiste. I nomi dei bambini vennero selezionati dai due ricercatori in maniera del tutto casuale!

Rosenthal e Jacobson scoprirono inoltre che i maschietti tendevano a potenziare le proprie abilità verbali, mentre le femminucce quelle correlate al ragionamento.

In aggiunta, i bambini appartenenti ad alcune forme di minoranza (etnica, religiosa, linguistica o economica) traggono i benefici maggiori dall’effetto Pigmalione: questo perché gli insegnanti, di frequente, si aspettano da loro i rendimenti più bassi della classe.

Cosa ci insegna l’effetto Pigmalione?

Effetto Pigmalione

In primo luogo, l’aspetto realmente straordinario della faccenda è relativo all’auto-condizionamento inconscio dei maestri che presero parte all’esperimento. Ai tutori era stato chiesto, infatti, di trattare tutti i ragazzi allo stesso modo e di evitare favoritismi. Eppure, in qualche maniera, avevano trasmesso ai “più intelligenti” della classe maggior fiducia nelle proprie capacità mediante un insieme di segnali diversi veicolati sia sul piano verbale sia su quello della comunicazione non verbale.  

In secondo luogo, non dimenticare che l’effetto Pigmalione può trasformarsi in uno strumento negativo, se usato in maniera impropria.

Un esempio?

  • Quando le aspettative su noi stessi o sui nostri interlocutori sono irrealistiche e fuori dalla nostra portata, rischiamo di cadere vittima di un circolo vizioso di stress, ansia, timore di fallire e rabbia repressa. Lo sanno bene tutti i lettori che, in passato, sono stati educati da maestri o genitori molto rigidi: il troppo, stroppia!
  • In aggiunta, se le aspettative su noi stessi non sono coerenti ai nostri desideri reali– cioè quelli che ci permettono di trovare il nostro posto nel mondol’effetto Pigmalione perde drasticamente la sua componente motivazionale positiva. È importante costruire un futuro basato sulle nostre vere attitudini.
  • Infine, quando le aspettative degli altri sono fin troppo rosee, l’effetto Pigmalione si trasforma in uno stato di paralisi. Com’è che si dice?  Ci fa sedere sugli allori. È importante essere sostenuti in maniera graduale per sviluppare una mentalità vincente a lungo termine.

Di conseguenza, la virtù sta nel mezzo. Da un lato, infatti, se l’ambiente sociale a cui appartieni ritiene che tu non sia abbastanza talentuoso e non ha aspettative su di te, potrebbe demotivarti, inibire la tua autostima e ridurre la fiducia che nutri nelle tue capacità. Dall’altro, chi ti sostiene in maniera eccessivamente ottimistica e propositiva ha il potere di spaventarti, di impigrirti o di gettarti fuori strada con i propri consigli.

È importante restare concentrati sul tuo grande obiettivo di vita. Ed è quello che consiglia Wayne W. Dyer in Credere per vedere: un manuale sul raggiungimento dei propri sogni che ti consiglio di aggiungere alla tua libreria.

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Alla prossima,

Ale firma

Ale

Curioso, scrittore, viaggiatore ed avido lettore di cose interessanti. Negli ultimi dieci anni ha sperimentato come imparare e pensare meglio. Non promette di avere tutte le risposte, solo un punto di partenza.

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