Come trasformare l’inquietudine dell’anima ?
Pubblicato il Dicembre 5, 2022
Inquietudine dell’anima

È la condizione media dell’uomo moderno (e non solo). Dall’Antica Roma al Novecento, l’inquietudine dell’anima si è trasformata in una corsa estenuante alla ricerca del senso della vita; un insieme di domande esistenziali e problemi identitari alla base dei grandi capolavori di filosofi, poeti e pittori passati e presenti.

Sì, perché checché se ne dica in giro, l’inquietudine dell’anima è un carburante artistico di fondamentale importanza per esprimere gli smarrimenti degli uomini e delle donne nati nel XXI secolo.

In quest’articolo per So di Non Sapere voglio parlarti di un tema che mi sta a cuore: dell’impotenza, dell’immobilità e della sofferenza che accomunano tutti noi, quantomeno in una fase transitoria della nostra esistenza.

La soluzione? Il cambiamento interiore.  

L’inquietudine dell’anima nel Novecento

Inquietudine dell’anima

Se dovessi chiudere gli occhi e servirmi della visualizzazione creativa per immaginare l’inquietudine dell’anima, risalirei con la memoria a una piovosa mattina di gennaio. Le gocce di pioggia picchiettano sulla finestra, il cielo è grigio, qualche tuono in lontananza mi fa sobbalzare dalla sedia, cogliendomi alla sprovvista. Insomma, l’inquietudine dell’anima è staticità, passività e attesa.

Dal Novecento ai giorni nostri, artisti, letterati e scienziati hanno ricondotto il focus sulla natura dell’esistenza umana. Quell’insieme di solitudine, rabbia repressa, frustrazione e angoscia che ci impedisce di trovare un posto nel mondo, un significato all’interno della routine quotidiana che reiteriamo in maniera meccanica.

Ci sentiamo ingranaggi di un sistema più grande di noi – quello lavorativo e sociale, in primis – che ci spinge a vivere con il peso di mille domande senza risposte.

L’insoddisfazione e l’inquietudine dell’anima si ritrovano nel taedium vitae (la noia di vivere latina) e nell’angor (l’angoscia).

Sconfiggere l’inquietudine con la volontà di progresso

inquietudine dell’anima

Dal mio punto di vista (e non solo), l’inquietudine dell’anima nasce innanzitutto dall’incapacità di superare traumi, paure e blocchi emozionali dentro di noi.

Per dirlo con le brillanti parole di Lucio Anneo Seneca: “Fino a quando sempre le stesse cose? Svegliarsi e andare a dormire, mangiare ed aver fame, aver freddo e soffrire il caldo? Nessuna cosa finisce, ma tutte sono collegate in uno stesso giro: si fuggono e si inseguono. Il giorno è cacciato dalla notte, la notte dal giorno; l’estate ha fine con l’autunno, questo è incalzato dall’inverno, che a sua volta è chiuso dalla primavera: così tutto passa per tornare. Non faccio né vedo mai niente di nuovo. Ad un certo punto, di tutto questo si prova la nausea”.

Il male di vivere spinge l’uomo moderno a intraprendere la strada del progresso, del cambiamento, della metamorfosi. Per uscire dal cortocircuito dell’inquietudine dell’anima è importante, innanzitutto, trovare una nuova rotta.

E allora, evita di procrastinare, stabilisci dei micro-obiettivi di cui gioire e coltiva le tue relazioni interpersonali nell’ottica di un arricchimento reciproco. Ma soprattutto, tieniti alla larga dagli eccessi. Scrive Quinto Orazio Flacco: “Nei momenti difficili ricordati di conservare l’imperturbabilità, e in quelli favorevoli un cuore assennato che domini la gioia eccessiva”.  

Per saperne di più sul senso della vita, metti le mani su L’uomo in cerca di senso di Viktor E. Frankl: la Bibbia di chi intende lavorare sulla propria consapevolezza. Se vuoi saperne di più su questo favolo testo ti lascio qui un approfondimento che avevo fatto sul Blog…

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Un abbraccio,

Ale firma

Ale

Curioso, scrittore, viaggiatore ed avido lettore di cose interessanti. Negli ultimi dieci anni ha sperimentato come imparare e pensare meglio. Non promette di avere tutte le risposte, solo un punto di partenza.

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