Vittimismo patologico? Trasforma le lamentele in opportunità
Pubblicato il Dicembre 6, 2022
Vittimismo

Se dovessi descrivere il vittimismo in una manciata di parole, mi limiterei a sottolineare l’incapacità degli individui di accettare e di farsi carico delle proprie responsabilità.

«Capitano tutte a me, ormai ci ho perso le speranze!»

«Certo che non puoi capirmi, a te va sempre tutto bene…»

«La mia è solo sfiga. Che ho fatto di male per meritarmi questo?»

Queste frasi ti suonano familiari? Se la risposta è affermativa, è probabile tu abbia a che fare con un collega di lavoro, un partner, un amico o un parente affetto da vittimismo patologico – o Sindrome di Calimero, che dir si voglia.

Il piccolo pulcino nero dei cartoni animati – ripudiato dalla mamma e allontanato da tutti per via del suo aspetto – incarna quell’atteggiamento sconsolato che accomuna gran parte delle vittime full-time del nostro tempo.

In quest’articolo, voglio approfondire la natura psichica del vittimismo per aiutarti a riconoscere, difenderti o uscire personalmente da un’attitudine mentale rischiosa e deleteria nel breve-lungo periodo. Insomma, se il tuo mantra di vita è «mai una gioia», sei capitato nel posto giusto.

Cominciamo subito, senza perderci in chiacchiere.

Che cos’è il vittimo patologico e come lo si riconosce?

Vittimismo

Il vittimismo patologico può essere paragonato a un loop negativo, meccanico e ripetitivo che abitua i soggetti coinvolti a una sorta di non-vita – ovvero a una visione del mondo che fa sentire incompresi da tutto e da tutti. A farne le spese sono soprattutto le relazioni interpersonali strette in famiglia, in un gruppo di amici o sul posto di lavoro.

Ma c’è di più.

Il vittimismo è un virus silenzioso e invisibile – ma non per questo meno letale – che colpisce tantissimi individui in maniera quotidiana e continuativa. Chi resta intrappolato nella ragnatela del vittimismo cercherà all’esterno tutte le condizioni necessarie per «darsi ragione», anziché interrompere il circolo vizioso summenzionato. In altri termini, il vero potere del vittimismo patologico risiede nella sua capacità di manifestarsi in maniera subdola e distruttiva.

A poco a poco, la persona colpita da quest’attitudine psichica plasmerà nella propria mente uno spazio artefatto all’interno del quale gli altri incarneranno la figura dei privilegiati e dei fortunati, mentre il diretto interessato reciterà la parte dello sciagurato incompreso e inascoltato.

E dal momento che questo senso di impotenza, di frequente, offre il «vantaggio» di attirare l’attenzione dei propri interlocutori, il manipolatore seriale cercherà di attribuire la colpa dei suoi fallimenti sempre a qualcun altro, così da essere compianto e da rimanere al centro dell’attenzione. Non sorprende, dunque, che il vittimismo patologico sia il fratello gemello della mania di protagonismo e del narcisismo.

Alla base dei comportamenti manipolatori delle vittime DOC si cela, nella stragrande maggioranza dei casi, un forte senso di frustrazione e di rabbia repressa, misto alla paura di non essere all’altezza.

«Sì, è probabile che io fallisca, ma la colpa non è attribuibile a me, bensì a…» – è il pensiero che scatta nella testa di chi soffre di vittimismo patologico.

L’identikit di chi soffre di vittimismo patologico: una guida pratica per chiedere (eventualmente) aiuto

Vittimismo

La buona notizia? Uscirne è possibile.

Per riuscire nell’intento, è necessario ricondurre la nostra attenzione – o quella delle persone che, a nostro avviso, soffrono di vittimismo patologico – sui comportamenti manipolatori e disfunzionali attuati quotidianamente nella comunicazione con gli altri.

Di seguito, voglio lasciarti qualche spunto di riflessione tratto da una lettura da 110 e Lode: Mai più vittima. Scegliere di essere responsabili della propria felicità di Pierre Pradervand.

  • L’invidia è una brutta bestia! Eppure, chi soffre di vittimismo tende a mettersi costantemente a paragone con gli altri, provando un senso di astio nei confronti dei successi altrui.
  • L’individuo colpito da vittimismo patologico si relaziona agli altri con un atteggiamento passivo-aggressivo. L’autocommiserazione nasconde una dose via via crescente di insoddisfazione e di rabbia.
  • Attenzione alla manipolazione emotiva! La vicinanza prolungata con il manipolatore rischia di intaccare l’autostima e la fiducia che la «vera vittima» nutre nelle proprie capacità. Non lasciarti sempre ingannare dalle lacrime di coccodrillo di un partner o di un collega dal pianto facile.
  • Chi è affetto da vittimismo patologico si lamenta costantemente. Niente e nessuno riuscirà mai a soddisfare le sue pretese di perfezionismo, di efficienza e di riconoscimento sociale.
  • La vittima tende a maturare una visione pessimistica della vita. Inoltre, trasmette emozioni negative a chiunque incroci la sua strada.
  • I problemi altrui vengono sempre relegati in secondo piano. A tal proposito, è opportuno ricordare l’esistenza di un vittimismo egocentrico. Per giunta, quest’ultimo è il più subdolo e pericoloso tra tutti.

Come affrontare e uscire dal vittimismo patologico

Vittimismo

In primo luogo, è opportuno ricordare che esiste una differenza tra il vittimismo e l’essere vittima. Nel caso in cui avessi riconosciuto dentro di te i segnali inequivocabili della Sindrome di Calimero, ti consiglio di focalizzarti su un aspetto di primaria importanza – che sarebbe opportuno discutere con un mental coach o con un terapeuta: il vittimismo è il riflesso di insicurezze e paure radicate nel profondo.

È importante allenarsi alla responsabilità che la vita adulta comporta, con le sue gioie e con le sue sofferenze. Potresti cominciare a introdurre buone abitudini alla tua routine quotidiana – ti consiglio la scrittura di un diario, la lettura o la pratica della Mindfulness per aumentare l’autoconsapevolezza – oppure a ragionare per micro-obiettivi appaganti e facilmente raggiungibili.

Focalizzandoti sull’azione, toglierai potere alla trappola mentale in cui senti di essere caduto.

Con il passare del tempo, ti renderai conto di avere tutte le carte in regola per trovare un registro comunicativo che non affligga né te stesso né le persone che ti circondano.

Per giunta, uscire dal loop del vittimismo patologico significa anche scoprire e intraprendere una nuova strada di vita, più appagante e felice. Non è forse questo il primo passo da compiere in direzione del benessere del corpo e della mente?

Voglio salutarti con una citazione di Maya Angelou: “Se qualcosa non ti piace, cambiala. Se non puoi cambiarla, cambia il tuo atteggiamento. Non lamentarti”.

Ti invito, inoltre, a iscriverti alla newsletter di So di Non Sapere per ricevere i migliori consigli di crescita personale direttamente nella tua casella di posta.

Un abbraccio,

Ale firma

Ale

Curioso, scrittore, viaggiatore ed avido lettore di cose interessanti. Negli ultimi dieci anni ha sperimentato come imparare e pensare meglio. Non promette di avere tutte le risposte, solo un punto di partenza.

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