Autoefficacia: come riprendere in mano la tua vita
Pubblicato il Dicembre 6, 2022

Autoefficacia

Teorizzata dallo psicologo americano Albert Bandura, l’autoefficacia – in accordo alla definizione del suo ideatore – si fonda sul presupposto che “le credenze personali sulle proprie capacità abbiano un grande effetto sulle capacità stesse”.

Immagino tu sia un tantino confuso.

Bene, in quest’articolo più lungo del solito – mettiti comodo e leggilo fino in fondo, eh! Prometto che ti sarà utilevoglio approfondire il concetto di autoefficacia correlandolo all’autostima, alla fiducia che nutriamo nelle nostre capacità e all’abilità di portare a termine gli obiettivi che ci siamo prefissati.

Sì, perché la nostra mente è uno strumento potentissimo: riesce non soltanto a influenzare le nostre emozioni primarie, ma anche a migliorare le performance sportive, professionali o accademiche… con la sola forza del pensiero!

Se di tanto in tanto senti di essere sopraffatto dalle sfide della quotidianità, convinto di non avere alcuna possibilità di farcela, quest’articolo è rivolto specificatamente a te.

Modificando i tuoi pensieri limitanti, infatti, potrai cambiare anche te stesso (in meglio, s’intende).

Che cos’è l’autoefficacia (e perché è importante…)

Autoefficacia

Come accennato, il primo a occuparsi del concetto di autoefficacia in psicologia è stato il ricercatore di origini statunitensi Albert Bandura, noto soprattutto per le proprie pubblicazioni sui temi dell’apprendimento sociale.

Secondo lo psicologo, infatti, le competenze degli individui vengono acquisite non soltanto per via diretta, ma anche attraverso l’osservazione minuziosa e ripetitiva delle persone che ci circondano. Il processo alla base di quest’addestramento «passivo» prende il nome di modellamento: un meccanismo di copying che consente agli esseri umani di accrescere le proprie abilità instaurando relazioni interpersonali e comunicative realmente efficaci.

Nel dettaglio, all’interno di quella che Bandura definisce la Teoria sociale cognitiva diventa sempre più importante il concetto di autoefficacia. Quest’ultima viene definita come la percezione delle capacità, dei talenti e delle skills personali che consentirebbero alle persone di conoscere meglio sé stesse, così da rapportarsi in maniera corretta all’ambiente circostante e ai propri interlocutori.

Ti ricorda qualcosa?

A me sì – da appassionato di filosofia antica quale sono. Non posso che ricondurre la memoria al monito gnōthi sautón. La massima religiosa «conosci te stesso» era iscritta nel tempio di Delfi dedicato al dio greco della luce e delle arti, Apollo.

Conoscere noi stessi significa, dopotutto, leggere le nostre emozioni, accettare le montagne russe della mente e regolare il nostro comportamento a seconda dell’ambiente in cui ci ritroviamo ad agire. L’autoefficacia è proprio questo: un miglioramento delle performance basato sulla comprensione dei nostri talenti e delle nostre fragilità, con l’intento di migliorare.

E che cosa dire dell’autoefficacia percepita?

Tra le pagine del bestseller Autoefficacia. Teoria e Applicazioni – divenuto un punto di riferimento per tutti gli aspiranti psicologici sociali del nostro tempo (e non solo) – Bandura riconduce l’attenzione del lettore sul concetto di autoefficacia percepita (quella che lui definisce, nella sua lingua madre, perceived self-efficacy).

Quest’ultima è l’autoconsapevolezza d’essere capace di stabilire ed effettuare nel concreto determinate azioni necessarie per l’ottenimento di un risultato.

Prima di proseguire, facciamo un esempio pratico: è possibile che uno studente di scuola superiore si consideri molto bravo nell’apprendimento delle materie matematiche e logico-fisiche, ritenendosi al contempo estremamente negato nella padronanza della filosofia, della storia e del greco antico. Ebbene, l’auto-percezione del ragazzo sarà tanto forte da influenzare realmente le sue prestazioni tra i banchi di scuola: a tal proposito, possiamo addirittura parlare di una forma di autoefficacia di apprendimento.

Quello che sto cercando di dirti è che il comportamento, gli obiettivi e le attività umane sono sempre dipendenti dal contesto; non si manifestano con le medesime caratteristiche, ma variano a seconda della nostra capacità più o meno spiccata di immaginare noi stessi nell’attività di riuscire o fallire in una determinata sfida.

Bandura ricorda addirittura che “L’apprendimento è bidirezionale: apprendiamo dall’ambiente e l’ambiente apprende e viene modificato dalle nostre azioni”. Comprendere quest’aspetto importantissimo è il primo passo da compiere per padroneggiare le basi dell’autoefficacia nella vita di tutti i giorni, migliorando così la nostra attitudine e limitando la comparsa dei pensieri intrusivi alla base dell’overthinking.

Come padroneggiare l’arte dell’autoefficacia un passo alla volta?

Autoefficacia

Mio caro lettore, arrivato a questo punto immagino tu voglia scoprire come sviluppare un’autoefficacia tale da migliorare le tue performance e le tue competenze mediante una forma di apprendimento «indiretto e bidirezionale».

Per riuscire nell’intento, mi sono rifatto al manuale di Albert Bandura Disimpegno morale – Come facciamo del male continuando a vivere bene: un libro che si concentra sul tema della responsabilità – o per meglio dire, della co-responsabilità – allo scopo di sensibilizzare l’uomo moderno in maniera forte, accattivante e disincantata.

Te lo consiglio caldamente se sei alla ricerca di una lettura che apra gli occhi.

Ebbene, tornando a noi:

  • Il confronto con gli altri è alla base di un’autoefficacia con la A maiuscola. Proprio perché l’apprendimento di nuove competenze è un fattore passivo e indiretto, dovremmo circondarci di individui competenti, motivati e guidati da pensieri positivi per «assorbire» il loro mindset di successo. Il pensiero che scatta nella nostra mente sarà, infatti, il seguente: «Se ce l’hanno fatta loro, perché non dovrei riuscirci anche io?».
  • Il miglioramento delle performance è un loop (positivo) per la nostra autoefficacia percepita. Basti pensare agli straordinari traguardi sportivi di chi – essendo consapevole di poter battere un record o di vincere un match – riesce a padroneggiare specifiche abilità in maniera via via più netta, così da raggiungere gli obiettivi prefissati.
  • Nel mondo professionale, esiste poi una forma di autoefficacia che potremmo definire lavorativa. Quest’ultima si basa sull’ottenimento di feedback positivi da parte di colleghi di lavoro, manager e responsabili di dipartimento al fine di ricondurre l’attenzione del dipendente sui propri successi in ambito professionale. In tal senso, un ambiente di lavoro propositivo, onesto e atossico ha il vantaggio di dare un boost all’autostima di chi ne fa parte, migliorando così anche le sue performance. Discorso analogo vale tra i banchi di scuola: l’insegnante che s’impegna attivamente per potenziare il senso di autoefficacia dei propri studenti – soprattutto attraverso il modo in cui valuta il loro operato – riuscirà, a poco a poco, a rendere indipendenti, competenti e attivi i suoi ragazzi. E non è forse proprio questo il senso ultimo dell’educazione scolastica?

A.A.A Cercasi – Cosa accade quando siamo incapaci di comprendere noi stessi e le nostre abilità?

Autoefficacia

“La psicologia non può dire alle persone come vivere la propria vita. Tuttavia, può fornire i mezzi per realizzare un cambiamento personale e sociale”.

Queste illuminanti parole di Albert Bandura, a mio avviso, capitano a fagiolo per una lunga serie di motivazioni. Mi limiterò a ricordare, infatti, che il lavoro degli psicologi con la P maiuscola non consiste tanto nella risoluzione superficiale del problema descritto dal paziente, quanto nell’invito a cambiare «punto di vista» su noi stessi e sul mondo che ci circonda direttamente dall’interno.

Soltanto così, custodendo dentro di noi il germe del miglioramento, avremo tutte le carte in regola per trasformarci nella versione potenziata di noi stessi, step by step.

L’autoefficacia – inscindibilmente connessa al tema dell’autostima e della felicità – è proprio questo: uno strumento psichico che guida il nostro operato tutte le volte in cui crediamo di non essere all’altezza, di non essere abbastanza, di non avere competenze a sufficienza per superare le piccole-grandi difficoltà della vita.

L’autoefficacia è un supporto emotivo che ci induce a fare affidamento su noi stessi per uscire dall’impasse.

In mancanza di una prospettiva chiara su noi stessi e sugli altri, infatti:

  • Inizieremo a credere che ogni attività sia al di fuori della nostra portata.
  • Saremo poco ambiziosi e reattivi. Le persone con bassa autoefficacia si impegnano poco (o nulla), accontentandosi del minimo sindacale.
  • Avremo la tendenza a rinunciare e ad abbandonare i nostri propositi a seguito del minimo intoppo.
  • Saremo più sensibili allo stress e alla paura per il futuro. Non credere in noi stessi, infatti, significa soprattutto vivere in balia di uno stato di incertezza e di timore per quel che avverrà…
  • Dopo un insuccesso, avremo bisogno di molto più tempo per rialzarci in piedi e per riprovare una seconda volta, con l’intento di portare a termine gli obiettivi prefissati.
  • Infine, in mancanza di una forte autoefficacia percepita, saremo spinti a focalizzare l’attenzione mentale sulle nostre scarse, scarsissime abilità.

La correlazione tra l’autostima e l’autoefficacia percepita

Autoefficacia

Non commettere l’errore di utilizzarli come sinonimi. L’autostima e l’autoefficacia – per quanto siano strettamente correlati tra loro – sono due facce della stessa medaglia.

Un individuo che nutre basse aspettative in merito ai propri talenti e alle proprie competenze (poca autoefficacia percepita), potrebbe infatti attribuirsi un basso valore personale (scarsa autostima).

L’aspetto in questione è particolarmente evidente nel caso delle relazioni interpersonali e amorose: un individuo che manca di sicurezza in sé stesso rischierà di mandare all’aria gli equilibri di coppia, contaminando anche il partner con la propria incertezza.

Al contempo, il riconoscimento dell’autoefficacia percepita può avere un impatto positivo sul raggiungimento degli obiettivi. Successo dopo successo, le persone avranno l’impressione di possedere tutte le carte in regola per amarsi e per essere amati.

A tal proposito, ci tengo a sottolineare che l’autoefficacia percepita è strettamente correlata al tema della motivazione intrinseca: colui che trova il perfetto equilibrio tra apprendere e fare si sentirà maggiormente capace di risolvere i piccoli-grandi problemi della quotidianità, così da migliorare le performance in modo costante.

Di contro, colui che si terrà alla larga dalle sfide professionali, relazionali, familiari o educative avrà maggiori chance di rimandare a domani… la «resa dei conti».

La prossima volta in cui avrai l’impressione di non avere talento, energie e competenze a sufficienza per portare a termine gli obiettivi che ti sei prefissato, fa un bel respiro profondo e domandati: «Come mi sento realmente in merito al problema x o y? Quali sono i miei punti di forza? Come posso convincermi di avere tutte le carte in regola per fare meglio?».

Se ti fa piacere, puoi mettere nero su bianco i tuoi pensieri e le tue riflessioni in un diario personale.

Te ne sarà grata (anche) la tua autostima.

Un piccolo segreto di autoefficacia percepita: l’importanza della visualizzazione creativa

Autoefficacia

Su So di non Sapere te ne ho parlato più e più volte: la visualizzazione creativa ha il superpotere di condurre gli individui al successo in maniera semplice, funzionale e…rapidissima!

In accordo al punto di vista dello psicologo James Maddux, il nostro livello di autoefficacia viene influenzato enormemente dalle cosiddette esperienze immaginate. Queste ultime consistono in una particolare tecnica di visualizzazione mentale che, chiudendo gli occhi, ci vede protagonisti del successo a cui ambiamo.

Un esempio?

Immagina di essere schiavo della procrastinazione; senti il bisogno di cambiare in meglio, ma le tue giornate scivolano via come un niente e le scadenze lavorative cominciano a trasformarsi in una Torre di Babele pericolosamente in bilico sulla tua testa. Ebbene, prima di affrontare una giornata scandita da una lunga lista di cattive abitudini, dedica 10 minuti del tuo risveglio alla visualizzazione mentale.

Proiettati con l’occhio della mente in una giornata-tipo all’interno della quale lavori, studi, leggi, vai al supermercato e fai almeno 30 minuti di attività fisica prima di buttarti sul divano con un pacco di patatine in mano.

Con un po’ di pratica, ti renderai conto che… l’immaginazione è un’arma potentissima! Quel che credi di poter fare, beh, può essere realizzato con un po’ di impegno e spirito di sacrificio.

E dal momento che l’autoefficacia è fluida e in continuo divenire, non dimenticare di ripetere l’esercizio della visualizzazione creativa anche nei week-end e nelle giornate super-ricche di attività da portare a termine.

Hai tutte le carte in regola per trasformarti nella versione migliore di te stesso!

Conclusioni sul tema dell’autoefficacia

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Mio caro lettore, mi auguro vivamente che l’esperienza di lettura ti sia tornata utile. L’autoefficacia è – alla pari dell’autostima, del benessere e della fiducia che nutriamo in noi stessi e nelle nostre capacità – un’abilità primaria nel nostro tempo.

Ignorarne il potere significa, in parte, rinunciare alla capacità di apprendere per via indiretta e di modificare i pensieri negativi con la sola forza di una mente ben allenata.

Per saperne di più, ti consiglio di iscriverti alla newsletter di So di Non Sapere e ti spulciare gli altri articoli della categoria Crescita personale.

Alla prossima,

Ale firma

Ale

Curioso, scrittore, viaggiatore ed avido lettore di cose interessanti. Negli ultimi dieci anni ha sperimentato come imparare e pensare meglio. Non promette di avere tutte le risposte, solo un punto di partenza.

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